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World Oceans Day: la giornata per salvare il Pianeta Blu

8 Giu, 2021Cambiamenti climatici, Educazione, Eventi, Mare, Sostenibilità

“E se ti dicessi che c’è un’essenza su questo pianeta così potente che può sostenere tutte le forme di vita? Un’essenza che può catturare il carbonio, regolare il clima e nutrire l’umanità, fornendo al contempo nuovi modi per guarirci, connetterci e portarci abbondanza? Impareresti da essa? La proteggeresti? La onoreresti? O continueresti a sfruttarla, ignorando i suoi limiti?”

È la domanda che ci pone Sylvia Earle, biologa marina e oceanografa di fama mondiale, nel video di presentazione della Giornata Mondiale degli Oceani 2021.

Il messaggio è chiaro: la nostra sopravvivenza non può prescindere dagli oceani e dalla loro conservazione. “L’oceano: vita e mezzi di sussistenza” è perciò il tema del World Oceans Day 2021, tredicesima edizione della giornata consacrata alla celebrazione del legame che unisce l’umanità all’Oceano.

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Quando e perché è nata la Giornata Mondiale degli Oceani

L’idea di una giornata dedicata agli oceani nasce per iniziativa del Canada nel 1992 al Summit della Terra, la prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull’ambiente, svoltasi a Rio de Janeiro dal 3 al 14 giugno di quell’anno.

Il primo Oceans Day fu l’evento “OCEANS DAY AT GLOBAL FORUM – THE BLUE PLANET”, organizzato l’8 giugno 1992 dall’International Centre for Ocean Development (ICOD) e dall’Oceans Institute of Canada, al Forum globale delle ONG che si svolgeva parallelamente all’Earth Summit.

La ricorrenza fu poi formalmente stabilita nel 2008 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella data dell’8 giugno, con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere comportamenti mirati a preservare il nostro più grande ecosistema.

Il tema della prima giornata, ufficialmente celebrata nel 2009, è stato “I nostri oceani, la nostra responsabilità”, proprio a sottolineare il nostro ruolo nella difesa di una risorsa tanto preziosa e indispensabile, e per far meglio comprendere la necessità di relazionarci con essa in modo sostenibile:

“La prima osservanza della Giornata mondiale degli oceani ci consente di evidenziare i molti modi in cui gli oceani contribuiscono alla società. È anche un’opportunità per riconoscere le notevoli sfide che affrontiamo nel mantenere la loro capacità di regolare il clima globale, fornire servizi ecosistemici essenziali e fornire mezzi di sussistenza sostenibili e attività ricreative sicure”.

(Ban Ki-Moon, allora Segretario Generale delle Nazioni Unite)

La nostra salute non può prescindere da quella degli oceani

Ogni anno il World Oceans Day ricorda a tutti il ​​ruolo essenziale che gli oceani hanno per la nostra vita.
Gli oceani sono parte fondamentale della biosfera: coprono il 71% del globo; ospitano la maggior parte della biodiversità terrestre; producono, attraverso il fitoplancton marino, almeno il 50% dell’ossigeno del pianeta; regolano il clima e la temperatura, rendendo la terra abitabile dalle diverse forme di vita; sono fonte di cibo, energia e lavoro per milioni di persone; mitigano gli impatti del riscaldamento globale, al punto che, nell’ultimo secolo, hanno assorbito e stoccato il 30% dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo in epoca post industriale.

Dall’oceano dipende perciò il sostentamento dell’umanità e quello di ogni altro organismo vivente. Nonostante ciò, per l’inquinamento e lo sfruttamento smodato delle sue risorse, stiamo prendendo dall’oceano più di quanto possa essere rigenerato, provocando enormi danni ambientali, a un ritmo senza precedenti.

Le minacce alla salute degli oceani

La pesca eccessiva è una delle minacce più gravi per la vita marina e uno dei fattori che più contribuiscono al riscaldamento globale. Secondo Trisha Atwood, co-autrice di uno studio pubblicato a marzo sulla rivista Nature, “Il fondo dell’oceano è il più grande deposito di carbonio del mondo. Se vogliamo riuscire a fermare il riscaldamento globale, dobbiamo lasciare indisturbato il fondale marino ricco di carbonio. Eppure ogni giorno ne impoveriamo la biodiversità e disturbiamo carbonio presente da millenni, esacerbando così il cambiamento climatico”.

Un’altra grande fonte di pericolo per gli oceani è rappresentata dalla plastica. Già nel 2016 un rapporto del World Economic Forum e della Fondazione Ellen MacArthur lanciava l’inquietante previsione che nel 2050 gli oceani conterranno più plastica che pesci:

“Ogni anno, almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’oceano, il che equivale a scaricare nell’oceano il contenuto di un camion della spazzatura ogni minuto. Se non venisse intrapresa alcuna azione, dovrebbero aumentare a due al minuto entro il 2030 e a quattro al minuto entro il 2050. Le stime suggeriscono che gli imballaggi in plastica rappresentano la quota maggiore di questa perdita. La migliore ricerca attualmente disponibile stima che ci siano oltre 150 milioni di tonnellate di plastica nell’oceano oggi. Proseguendo così, si prevede che l’oceano conterrà 1 tonnellata di plastica ogni 3 tonnellate di pesce entro il 2025 e, entro il 2050, più plastica che pesce (in peso).”

Numerosi sono poi i disastri ecologici causati dagli incidenti che si verificano in alto mare, coinvolgendo petroliere e navi cargo, come ci ricorda l’ennesimo caso di cronaca degli ultimi giorni: l’affondamento, a largo delle coste dello Sri Lanka, della portacontainer MV X-Press Pearl, che ha già riversato in acqua 3 miliardi di minuscole palline di plastica e rischia di rilasciare tonnellate di sostanze tossiche, tra combustibile e altre sostanze chimiche.

Invasi da rifiuti e tonnellate di plastica, e sovrasfruttati da pratiche di pesca distruttive e illegali, gli oceani hanno quindi bisogno di un cambiamento di rotta nei nostri comportamenti individuali e, soprattutto, nelle scelte politiche mondiali.

Basti pensare che le grandi popolazioni di pesci sono diminuite del 90% e che il 50% delle barriere coralline è stato distrutto.

Alla rapida scomparsa delle barriere coralline è dedicato il bellissimo Chasing coral, vincitore di un Emmy per il miglior documentario naturalistico, che racconta la campagna sottomarina organizzata da subacquei, scienziati e fotografi di tutto il mondo per documentare la vita dei coralli e sensibilizzare su quanto è in nostro potere oggi per ridurre la velocità con cui il clima sta cambiando.

La strada indicata dalle Nazioni Unite è chiara: “Per proteggere e preservare l’oceano e tutto ciò che sostiene, dobbiamo creare un nuovo equilibrio, radicato nella vera comprensione dell’oceano e del modo in cui l’umanità si relaziona con esso. Dobbiamo costruire una connessione con l’oceano che sia inclusiva, innovativa e informata dalle lezioni del passato.”

Obiettivo sviluppo sostenibile: Take action!

Il World Oceans Day rappresenta l’occasione per riflettere, da un lato, sul ruolo essenziale svolto dagli oceani nella nostra vita e, dall’altro, sul dovere che ognuno di noi ha di interagire con gli oceani in modo sostenibile, individualmente e come collettività, così da non compromettere i diritti delle generazioni future.

Su questa sfida si concentrano gli sforzi per raggiungere, entro il 2030, uno degli SDGs, i Sustainable Development Goals concordati dai leader mondiali nel 2015 per creare un mondo migliore.

L’obiettivo n° 14, Life below water, punta a “Conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine” nella consapevolezza che “oceani e mari sani sono essenziali per la nostra esistenza. Dobbiamo difenderli eliminando l’inquinamento e la pesca eccessiva e iniziare immediatamente a gestire e proteggere responsabilmente tutta la vita marina in tutto il mondo.”

Ma noi, cosa possiamo fare? Il vademecum ufficiale degli SDGs ci indica delle semplici azioni che possiamo mettere in pratica nella vita di tutti giorni:

  • Riduci la tua impronta di carbonio.
  • Fai scelte alimentari sicure e sostenibili.
  • Smetti di usare plastica monouso.
  • Acquista prodotti che rispettano l’oceano.
  • Fai attenzione a cosa butti nel lavandino.
  • Scopri l’Oceano e dillo ai tuoi amici!
  • Sostieni gli enti di beneficenza per l’obiettivo 14.

Fermare il massacro delle specie selvatiche negli oceani e salvaguardare la delicata biodiversità degli ecosistemi oceanici è, ad esempio, la missione di Sea Shepherd, un’organizzazione internazionale senza fini di lucro che pratica la tattica dell’azione diretta per investigare, documentare e agire per mostrare al mondo le attività illegali in alto mare.

Costituita nel 1977 in Canada, oggi conta entità indipendenti in oltre 20 paesi, tra cui l’Italia.

Nel Mediterraneo, il mare più sovrasfruttato del mondo, Sea Sheperd Italia Onlus collabora con le autorità italiane, la guardia costiera e la guardia di finanza, per difendere le acque dalle attività di pesca illecite.

A questi, noi vogliamo aggiungere un altro suggerimento: aderire alla campagna 30×30 Italia.

Il rapporto 30X30 A blueprint for ocean protection, realizzato in collaborazione da Greenpeace e un gruppo di ricercatori delle università di Oxford e di York, afferma che bisognerebbe proteggere almeno il 30 per cento della superficie di mari e oceani entro il 2030 per avere un effetto positivo sulla biodiversità. Da qui sono partite una serie di iniziative, cui ha aderito anche l’Italia, per promuovere in sede nazionale e internazionale la tutela del nostro Pianeta Blu.

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